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La nascita di un Ente Autorizzato

Nel 1974 avvio un programma di cooperazione con una missione italiana in Uganda e, in seguito, con mio marito, presento una domanda di adozione per una piccola ugandese di un anno, nata in circostanze particolarmente drammatiche e protetta dalle suore che la ospitano. La pratica è seguita dal Servizio Sociale Internazionale , ma è bruscamente interrotta dalla morte della piccola ed altri otto bimbi per un’epidemia di morbillo, affrontata senza alcun sostegno medico.

Questa esperienza lascia un segno profondo nella mia vita, e la consapevolezza che il sostegno più giusto per un bambino è quello di aiutarlo ad avere una famiglia.

Nel 1974 adottiamo con un Ente Autorizzato una bimba della Corea, di circa tre anni. La bimba è molto provata, ha disturbi psichici, i medici non sono in grado di aiutarla, ma in breve tempo, con l’amore di tutta la famiglia, la bambina si riprende perfettamente,tanto che oggi ha studiato, ha un ottimo impiego, si è sposata ed ha due figli bellissimi.

Nel 1983 adottiamo una bimba indiana, anche lei di tre anni, e questa procedura adottiva ha uno sviluppo di carattere assolutamente privato, con l’aiuto di una suora italiana in India.

Il magistrato del Tribunale di Roma, che ha seguito con grande attenzione lo sviluppo e l’esito di questa adozione, è soddisfatto della correttezza di tutto l’iter che è stato seguito, e prova ad inviare altre coppie perché, con il nostro aiuto, possano seguire la stessa procedura. Subito dopo consiglia di formare un’associazione, come infatti avviene, e che, nei primi anni lavorerà gratuitamente realizzando varie adozioni in India, in Brasile, ed in un numero sempre maggiore di paesi, tanto che nel 1993 ottiene un Riconoscimento Giuridico in qualità di Ente Morale, riesce ad organizzare un notevole gruppo di collaboratori che fino a oggi sono di grande aiuto per un perfetto inoltro e disbrigo delle procedure adottive e per la cooperazione.

Intanto prosegue una continua attività della cultura e della filosofia dell’adozione internazionale, sia attraverso gli incontri con le famiglie che di tutti i mezzi di comunicazione.

Contributo di Miriam Ramello.
 

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