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Diritti: il punto di vista degli interessati

Fotografia di mani di bambina che raccolgono caramelle I diritti, dei minori e delle coppie che si propongo per l'adozione, oltre che in termini strettamente giuridici, possono essere tratteggiati anche in chiave immediata e realistica, fors'anche ironica, ma comunque in maniera utile per descrivere il campo di battaglia, dove è bene che nessuno si consideri vincitore e vinto.

Qui ne indichiamo alcuni, quelli che ci vengono con più immediatezza alla mente, ma altri altrettanto validi e pieni di significato ci potrebbero essere suggeriti su queste pagine.
 

I diritti dei figli:

  • di essere indecisi;
  • di sbagliare;
  • di non essere troppo osservati né oppressi;
  • di non sapere comunicare i propri stati d'animo, anche conoscendo alla perfezione tre lingue;
  • di essere tristi e malinconici senza dover ricorrere dal dottore;
  • di sentirsi soli, anche in mezzo all gente;
  • di non esser più considerati dei bambini;
  • di espirmere le proprie opinioni, così come vengono, col tempo migliorerà la capacità razionale;
  • di affermarsi come persone, nonostante qualche insuccesso scolastico;
  • di essere perdonati;
  • di essere amati incondizionatamente, nonostante le ribellioni;
  • di essere stimati dai genitori, nonstante i cambiamenti d'umore e l'instabilità;
  • di avere un po' di autonomia;
  • di non essere chiamati con nomignoli infantili davanti ad estranei;
  • di essere ascoltati attivamente e di ricevere risposte esaurienti.
 

I diritti dei genitori:

  • di fare i genitori e non gli amici;
  • di educare ed insistere per gli studi dei figli;
  • di essere preoccupati;
  • di temere il perggio;
  • di indagare sulla vita dei figli nonostante la fiducia;
  • di sentirsi superiori ai figli, oltre che per l'età, per competenza sugli accadimenti della vita;
  • di pensare quanto era bello quando i figli erano piccoli;
  • di essere autoritari, all'occorrenza;
  • di non avere sempre risposte esaurienti;
  • di fare qualche raffronto con i figli degli altri;
  • di pensare a sé e alla prorpia crescita;
  • di fare ramanzine;
  • di non riuscire a staccarsi dai figli che crescono;
  • di sentirsi inutili quando i figli non hanno più bisogno di essere accuditi fisicamente;
  • di inquietarsi se ci sono i motivi e, qualche volta, perdere la pazienza;
  • di conoscere gli spostamenti, gli orari e la reperibilità dei loro figli;
  • di utilizzare, anch'essi, il telecomando.

Tratto da "Un adolescente in famiglia", Roma, Armando Editore,1999 di Marinella Ferranti.

 

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